Segnali di fiducia ecommerce: quali usare per aumentare le vendite
Quali segnali di fiducia ecommerce aumentano davvero le vendite? Scopri come usare recensioni e certificazioni per migliorare le conversioni.
Ottenere un ottimo posizionamento sui motori di ricerca con dei trucchi “sporchi”?
Se cerchi scorciatoie con la Black Hat SEO fai attenzione: il prezzo da pagare può essere alto, soprattutto in termini di penalizzazioni da parte di Google.
Apparire fra i primi risultati di Google e migliorare il proprio posizionamento organico è l'obiettivo di molti, ma cercare scorciatoie e soluzioni rapide per raggiungere questo obiettivo è altamente sconsigliato.
In questo articolo ti mostreremo quali tecniche SEO dovrai assolutamente evitare per non ricevere una penalità algoritmica da parte di Google. Tutte queste tecniche rientrano nel termine ombrello del Black Hat SEO (SEO dal cappello nero).
🎩 In breve:
La Black Hat SEO è l’insieme di tecniche vietate che cercano di manipolare i motori di ricerca come Google per ottenere un posizionamento più alto, violando le linee guida di Google e rischiando penalizzazioni o la deindicizzazione del sito.
In altre parole si tratta di azioni che vanno a scontrarsi contro le linee guida di Google e che devono essere evitate.
🔎 Curiosità: la Black Hat SEO deve il suo nome ai vecchi film western, dove il cattivo indossava un cappello nero, ed è in diretta opposizione alla cosiddetta White Hat SEO, che rappresenta un’ottimizzazione per i motori di ricerca svolta in modo corretto e conforme alle linee guida.
Come ormai avrai capito, questo tipo di SEO viene utilizzata per fare ottenere al proprio sito un posizionamento migliore nei risultati di ricerca tramite delle tecniche scorrette. Queste tattiche tentano di imbrogliare l'algoritmo di Google facendogli credere che il loro contenuto sia il migliore per la query di ricerca degli utenti su internet.
Lo scopo principale dei motori di ricerca è quello di offrire la migliore esperienza possibile ai suoi utenti. Per questo motivo sono sempre attenti alla qualità dei siti:
"Fin dall'introduzione dei motori di ricerca esistono persone che, con l'inganno, fanno di tutto per conquistare il primo posto nella pagina dei risultati. Questa situazione va a discapito non solo degli utenti che eseguono le ricerche, perché le pagine più pertinenti vengono sepolte sotto risultati irrilevanti, ma anche dei siti web legittimi, perché è più difficile trovarli."
(Dalla Guida di Search Console di Google)
Sembra scontato dirlo, ma se il motore di ricerca scopre (ad esempio tramite un aggiornamento dell'algoritmo o un'azione manuale) che stai ricorrendo a una delle tecniche di Black Hat SEO, le conseguenze saranno care:
⚠️ Rischi della Black Hat SEO:
- perdita improvvisa di ranking
- calo del traffico organico
- penalizzazione manuale da Google
- rimozione dall’indice (deindicizzazione)
Forse ancora non sei molto familiare con la SEO e non sei sicuro di quali tecniche potresti usare, o forse sei alla ricerca di nuove strategie che ti permettono di dare una spinta alla visibilità del tuo sito. In ogni caso, di seguito abbiamo riportato 12 tecniche di Black Hat SEO da cui stare alla larga.
La tecnica di Black Hat SEO più conosciuta è il keyword stuffing (imbottitura di parole chiave in italiano), ovvero il ripetere una o più parole chiave molteplici volte all'interno di un testo.
Chi fa keyword stuffing spera di ottenere un ranking più alto anche a costo di far sembrare il suo testo innaturale. Il seguente esempio è preso da una barzelletta famosa tra gli esperti di SEO:
A SEO copywriter walks into a bar, grill, pub, public house, Irish, bartender, drinks, beer, wine, liquor...
(Fonte)
L'obiettivo di chi usa keyword stuffing è quello di apparire fra i risultati di ricerca organica per diverse parole chiave. Tuttavia, se queste sono irrilevanti o fuorvianti, ne risulta che l'esperienza degli utenti non sarà di qualità.
L'algoritmo di Google trova le pagine che sfruttano questa tecnica in modo piuttosto semplice.
💡 Ricorda: i tuoi testi devono essere scritti per le persone, non per i motori di ricerca.
Il plagio, che consiste nel pubblicare dei contenuti duplicati, è una tecnica che Google stesso sconsiglia.
Appropriarsi di contenuti scritti da altre persone non è solo scorretto, ma è anche controproducente e costituisce una perdita di tempo: quando i motori di ricerca scansionano le pagine del tuo sito, ogni contenuto duplicato trovato verrà ignorato e porterà a un abbassamento del ranking.
Se vuoi usare dei contenuti originali su diverse pagine del tuo sito, sui social media, ecc, ricorda di segnare la pagina come "noindex" o il link come "nofollow". In ogni caso, per evitare qualsiasi tipo di problemi cerca sempre di scrivere dei testi unici.
Avere un blog e postare regolarmente nuovi articoli invia un segnale positivo a Google e aiuta a migliorare il traffico verso il proprio sito.
Tuttavia, curare un blog richiede tempo e dedizione costante. Per questo motivo, alcuni si affidano a dei "blogging robot", dei tool che generano, aggiornano e postano nuovi contenuti in modo automatico.
Anche se può sembrare una soluzione conveniente e l'intelligenza artificiale continua a fare passi da gigante, bisogna tenere che l'user experience non sarà mai eccellente. Il testo apparirà meccanico, non scorrevole, come se lo avesse scritto una persona non madrelingua o, appunto, un robot.

Un testo nascosto si ha quando la dimensione del font è pari a zero o quando il testo di una parola è dello stesso colore dello sfondo della pagina.
Sebbene questa tecnica, a differenza dello keyword stuffing, non va necessariamente a influire negativamente sulla esperienza dell'utente, rappresenta ancora una pratica vietata. Questo perché i motori di ricerca sanno che, come abbiamo già anticipato, una pagina con dei testi nascosti non risponderà alla query degli utenti.
Con la tecnica del cloaking vengono mostrati due contenuti diversi rispettivamente ai visitatori del sito e al motore di ricerca. Il cloaking è cerca di fuorviare l'algoritmo di Google affinché una pagine possa essere mostrata ali utenti per parole chiave che non il testo, effettivamente, non contiene.
Alcune pagine usano il cloaking per inserire link spammosi, malware o comandi di reindirizzamento non ammessi.
Spesso, nella sezione dedicata di blog, forum o pagine simili, è possibile trovare dei commenti che contengono un link verso un'altra pagina. Questa tecnica è usata per guadagnare un gran numero di backlink in modo facile e veloce.
Di per sé non si tratta necessariamente di una tecnica scorretta: se il tuo commento e/o link porta un valore aggiunto al lettore, è una strategia che puoi attuare con parsimonia e attenzione. Tuttavia, se il link è irrilevante si rischia la penalizzazione per spam.
Le pagine doorway, note anche come Gateway o Bridge pages, sono progettate come mezzo per reindirizzare i visitatori verso altre pagine.
Si tratta di una pagina relativa a una query specifica create per essere posizionata in alto nei risultati di ricerca. Quando gli utenti cliccano su di essa, tuttavia, vengono rinviati a un'altra pagina. In altre parole, una doorway aiuta a dirigere il traffico verso una pagina ma non offre alcun valore all'utente.
I rich snippet sono elementi aggiuntivi che vengono mostrati nei risultati di ricerca al fine di rendere una pagina più attraente da cliccare rispetto alle altre. Ad esempio si possono trovare gli orari di apertura di un negozio, il numero di telefono o le stelle di recensione:

I dati strutturati sono il mezzo che ti permette di cambiare il modo in cui il tuo contenuto viene visualizzato.
La Black Hat SEO comporta la fornitura di informazioni imprecise nei dati strutturati per ingannare i motori di ricerca e gli utenti. Per esempio, qualcuno che pratica il Black Hat SEO potrebbe assegnarsi cinque stelle da un falso sito di recensioni e aggiungere dati strutturati in modo da risaltare nelle pagine dei risultati di ricerca. Questa è una pratica molto rischiosa in quanto i motori di ricerca come Google incoraggiano gli utenti a segnalare i siti web che abusano dei dati strutturati.
Ricevere dei backlink da pagine autorevoli e, possibilmente, con una buona autorità di dominio può davvero migliorare la SEO del tuo sito. Tuttavia, se questi link provengono sono stati acquistati o creati per manipolare il proprio ranking stai violando le istruzioni per i webmaster di Google.
Questa tecnica di Black Hat SEO potrebbe sortire l'effetto contrario e paralizzare completamente la visibilità del tuo sito web.
Google ha già penalizzato in passato siti che utilizzavano schemi di link non naturali, soprattutto dopo aggiornamenti come Penguin.
Alcuni esempi che identifica Google sono:
lo scambio di denaro, di beni o servizi per ottenere dei backlink
i link creati in collaborazione con altri siti al solo fine di ottenere dei link verso il proprio sito ("Collegati a me e io mi collego a te")
programmi o servizi che creano automaticamente link verso il proprio sito
Contrariamente alle altre, questa tecnica di Black Hat SEO non mira a migliorare il proprio ranking, bensì a peggiorare quello dei concorrenti.
Uno dei metodi per ottenere questo scopo è quello di lasciare delle recensioni negative, o ancora facendo puntare dei link innaturali verso il sito di qualcuno.
Per evitare che il tuo sito sia affetto dalla SEO negativa, tieni sempre d'occhio i tuoi backlink con dei tool appositi, come ad esempio il Backlink Checker di ahrefs.
Inoltre, assicurati di avere pieno controllo sulle tue recensioni online.
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Le link farm (fabbriche di link) sono pagine o siti interi con un numero di link elevato e spesso del tutto prive di contenuti o che non forniscono nessun valore aggiunto all'utente.
Il loro scopo si limita quindi esclusivamente alla costruzione di link che mirano a elevare il ranking di una pagina per una parola chiave specifica.
Di per sé un reindirizzamento non è una tecnica SEO scorretta, anzi, a volte è necessario (ad esempio quando si sposta il sito verso un nuovo indirizzo), ma alcuni reindirizzamenti possono essere "fuorvianti".
Questo tipo di reindirizzamenti mirano infatti a fare indicizzare un determinato contenuto ai motori di ricerca ma indirizzano poi gli utenti verso un altro URL dal contenuto diverso.
Analogamente al cloaking, gli utenti vedranno quindi contenuti diversi da quelli che il crawler di Google ha scansionato e potrebbero cadere vittime di spam o altri contenuti pericolosi.
Anche se le tecniche di Black Hat SEO possono sembrare una soluzione ideale per ottenere un buon ranking in poco tempo, i risultati sono spesso effimeri.
Inoltre, nel caso in cui Google ti scopra, il tuo sito riceverà una penalità che ostacolerà per molto tempo tutto il tuo lavoro futuro. Piuttosto, è consigliabile investire il tuo tempo cercando di ottimizzare il tuo sito in maniera lecita, seguendo i principi della SEO etica per garantire un successo a lunga durata.
Evitare la Black Hat SEO non è solo una questione di regole, ma una strategia per costruire visibilità stabile e duratura nel tempo.
Segui sempre le istruzioni per i webmaster di Google, tieni a mente quali sono le tecniche da evitare e continua a rimanere informato sulle migliori tecniche SEO!
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